Possagno è un piccolo paese ai piedi del Monte Grappa, a circa 25 km da Casa Elsa, e ha un destino raro: tutto, qui, parla di un solo uomo. Antonio Canova vi nacque il 1° novembre 1757, e da qui partì per diventare lo scultore più celebrato della sua epoca, tra Venezia, Roma e le corti d'Europa. Non dimenticò mai il suo paese, e il suo paese gli ha restituito il favore: casa, museo e tempio formano un unico itinerario che si percorre in mezza giornata, ma che resta a lungo negli occhi.
La Gipsoteca, il cantiere di un genio
La Gipsoteca nacque per volontà di Giovanni Battista Sartori, fratello per parte di madre dell'artista, che dopo la morte di Canova fece portare a Possagno i modelli rimasti nello studio romano. L'edificio, realizzato tra il 1831 e il 1836, è una grande aula luminosa in cui i gessi si susseguono come una folla silenziosa.
Qui si capisce come lavorava Canova. I modelli in gesso erano lo stadio decisivo dell'opera: su molti si riconoscono ancora i piccoli chiodi di riferimento usati per riportare le proporzioni sul marmo. È quasi un dietro le quinte dei capolavori conservati nei grandi musei del mondo, e per questo è così coinvolgente. La collezione ha anche una storia di ferite: nel 1917, durante la Grande Guerra, l'edificio fu gravemente danneggiato dallo scoppio di una granata, e parte dei gessi porta i segni dei restauri.
L'ala di Carlo Scarpa
Nel 1955, per il bicentenario della nascita di Canova, la Soprintendenza incaricò Carlo Scarpa di ampliare la Gipsoteca. L'ala nuova, conclusa nel 1957, è una delle opere più amate dell'architetto veneziano e vale il viaggio anche per chi non si interessa di scultura. Scarpa accostò un alto volume cubico a un corpo trapezoidale che segue la pendenza del terreno, e affidò tutto alla luce: le celebri finestre ad angolo, ricavate nella parte alta delle pareti, fanno scendere il giorno sulle superfici bianche, e il chiarore cambia con le ore e con le stagioni.
Il corpo trapezoidale si restringe verso una grande vetrata che inquadra le colline, come un cannocchiale puntato sulle Tre Grazie. Soffermatevi su come ogni gesso sia stato collocato per essere osservato da un punto preciso: è un dialogo tra due maestri lontani più di un secolo.
La casa natale
Accanto al museo si trova la casa natale, che completa il percorso con un tono più intimo. Conserva arredi, oggetti personali e strumenti di lavoro dello scultore, oltre a disegni, incisioni e marmi. La sorpresa è la pinacoteca: Canova fu anche pittore, e qui sono raccolte tele a olio dipinte tra il 1783 e il 1799, un volto meno noto della sua arte. Il complesso può essere interessato da lavori di restauro e ospita mostre temporanee: il programma aggiornato si trova sul sito ufficiale del museo.
Il Tempio, sulla collina
Sopra il paese, riconoscibile anche da lontano, si alza il Tempio Canoviano. Canova ne ideò il progetto e in gran parte lo finanziò: la prima pietra fu posta l'11 luglio 1819, ma lo scultore morì a Venezia il 13 ottobre 1822, prima di vederlo finito. I lavori proseguirono sotto la guida di Sartori e si conclusero nel 1830.
La grande rotonda richiama il Pantheon di Roma ed è preceduta da un pronao di colonne doriche. All'interno trovate la Deposizione dipinta dallo stesso Canova e la sua tomba: qui riposa, mentre il cuore è conservato a Venezia, nella basilica dei Frari. Il Tempio è anche la chiesa parrocchiale del paese, quindi la visita va organizzata nel rispetto delle funzioni, verificando le informazioni sui canali ufficiali.
Possagno da Casa Elsa
Una buona idea è dedicare a Possagno una mattina, cominciando dalla Gipsoteca e salendo poi al Tempio, e completare la giornata con Asolo, che non è lontana. Casa Elsa, a circa 25 km, è una base comoda per questa gita: si parte senza fretta, e la sera si ritrova la quiete dell'appartamento, con il soggiorno e le sue opere d'arte a chiudere una giornata dedicata alla bellezza.
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