Il Sacrario militare di Cima Grappa
Il Sacrario militare di Cima Grappa — foto: Gabriele Dalla Porta from Cornuda, Italia · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Basta alzare gli occhi da Montebelluna per riconoscere la linea di un fronte. Il Montello, a nord-est, e il massiccio del Grappa, all'orizzonte, furono tra l'autunno del 1917 e quello del 1918 il punto in cui l'Italia si giocò la guerra. Oggi sono boschi, prati e strade tranquille, ma conservano una memoria che merita di essere visitata con calma e rispetto.

Dopo Caporetto: la linea del Piave e del Grappa

Alla fine del 1917, dopo lo sfondamento di Caporetto, l'esercito italiano ripiegò fino al Piave. Il nuovo fronte si appoggiava al massiccio del Grappa e scendeva lungo il fiume verso il mare, con il Montello a fare da cerniera tra la montagna e la pianura. Comandante era ora il generale Armando Diaz, subentrato a Luigi Cadorna. Su questa linea gli attacchi austro-ungarici di quell'inverno vennero fermati.

La battaglia del Solstizio

Il 15 giugno 1918 l'esercito austro-ungarico lanciò la sua ultima grande offensiva, dall'altopiano al Grappa fino al basso Piave. Gabriele d'Annunzio la battezzò battaglia del Solstizio, per la coincidenza con la stagione. Sul Montello gli attaccanti riuscirono a passare il Piave nella zona di Nervesa e a guadagnare terreno sulla collina, che il comando imperiale considerava decisiva. Seguirono giorni durissimi di combattimenti e contrattacchi, mentre il fiume in piena rendeva difficili i rifornimenti. Nel giro di poco più di una settimana gli austro-ungarici dovettero ritirarsi oltre il Piave.

Il fallimento di quell'offensiva segnò l'ultima speranza di vittoria per l'impero. La guerra sul fronte italiano si concluse nell'autunno, con la battaglia di Vittorio Veneto, che vide di nuovo il Grappa teatro di aspri scontri.

Sul Montello: Nervesa e Francesco Baracca

Il percorso più raccolto parte da Nervesa della Battaglia, comune che porta la guerra già nel nome. All'estremità orientale della collina sorge il Sacrario militare del Montello, l'ossario progettato da Felice Nori e inaugurato nel 1938, a vent'anni dalla battaglia. Vi riposano oltre novemila soldati, le cui spoglie furono raccolte dai cimiteri di guerra della zona. Da quassù lo sguardo corre sul Piave e spiega da solo la geografia degli scontri.

Poco lontano, sulla collina, un piccolo monumento indica il luogo in cui cadde il maggiore Francesco Baracca, l'asso dell'aviazione italiana. Nato a Lugo di Romagna, con 34 vittorie aeree al suo attivo, morì il 19 giugno 1918 durante un volo di mitragliamento a bassa quota sulle linee nemiche del Montello. Le circostanze esatte della sua fine non sono mai state chiarite del tutto. Il suo cavallino rampante, com'è noto, ebbe una seconda vita sulle automobili di Enzo Ferrari. Il monumento si raggiunge dalla strada della dorsale o dalla presa che porta il suo nome, la numero 1.

Sempre a Nervesa si possono vedere i resti dell'abbazia di Sant'Eustachio, gravemente danneggiata dai bombardamenti: la tradizione vuole che proprio qui Giovanni Della Casa abbia scritto il suo Galateo. Una rovina che racconta bene quanto la guerra abbia pesato su questi paesi.

Cima Grappa: il Sacrario

Salire sul Grappa è un'esperienza diversa: quasi 1.800 metri di quota, spazi aperti e un silenzio che si fa sentire. Il Sacrario militare di Cima Grappa, opera dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, gli stessi autori del sacrario di Redipuglia, fu inaugurato il 22 settembre 1935.

Il complesso riunisce due ossari, uno di fronte all'altro, uniti da un viale:

  • L'ossario italiano: gradoni concentrici dove riposano 12.615 caduti, la gran parte dei quali senza nome.
  • L'ossario austro-ungarico: sul versante nord, con 10.295 caduti.
  • La Via Eroica: il viale di circa 300 metri che unisce i due settori, scandito dai cippi con i nomi delle cime contese, fino al Portale di Roma.

Che i soldati dei due eserciti riposino sulla stessa cima, a pochi passi gli uni dagli altri, è forse l'immagine più forte di tutta la visita.

Come organizzare la giornata

Montello e Grappa stanno bene in due giornate distinte, o almeno in due momenti diversi. Il Montello si percorre con facilità, anche in mezza giornata. Per il Grappa considerate la strada di montagna: prima di partire, soprattutto nei mesi freddi, verificate la percorribilità e il meteo, e portate una giacca anche d'estate. Per aperture e visite fate riferimento ai canali ufficiali dei sacrari e dei comuni. Prima o dopo la gita, a Montebelluna, il Memoriale Veneto della Grande Guerra (MeVe) aiuta a mettere ordine nei fatti.

Casa Elsa, nella tranquillità di una zona residenziale a pochi passi dal centro, è una base comoda per questi percorsi: si parte la mattina, si rientra la sera, e c'è tempo per pensare a ciò che si è visto.

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